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Lockdown: sacrificio inutile? l'esempio della Svezia

 A un anno dall'esplosione della pandemia da Covid-19 in Europa, non sono ancora ben chiare le misure più efficaci per limitare il sovraccarico di accessi in ospedale e i decessi. Inizialmente l'hashtag "#iorestoacasa" con il confinamento delle persone nell'abitazione, secondo il modello cinese, sembrava l'unica soluzione presa in considerazione in Italia per combattere il crescente aumento del contagio. Uno dei pochi stati Europei capaci di opporsi al lockdown generalizzato è stato la Svezia. Il paese scandinavo ha puntato tutto sul senso di responsabilità dei cittadini e non ha limitato quel valore indispensabile che è la Libertà. Nonostante le narrazioni catastrofiste dei media mainstream sulla situazione svedese, possiamo affermare al momento che il paese scandinavo non se l'è cavata affatto male nella gestione del Covid-19, specialmente se lo confrontiamo con il resto dell'Europa. Certo non è stato perfetto e non è stato all'altezza di paesi come la Germania, ma sicuramente ha un bilancio molto migliore di quello dell'Italia. 

Il grafico seguente mostra il numero cumulativo dei decessi da Covid-19 nel periodo dal 1 marzo 2020 al 5 marzo 2021. Per rendere due stati con diversa popolazione confrontabili, si prendono in considerazione i decessi ogni milione di abitanti. Come si può notare, al 5 marzo 2021, l'Italia ha avuto più di 1.600 morti per milione di abitanti, mentre la Svezia, nonostante il mancato lockdown, ne ha avuti 1.285, il 21% in meno.



Numero di morti inferiore per lo stato scandinavo, a fronte di un numero decisamente maggiore di casi, sicuramente dovuto al rifiuto della politica del lockdown e all'iniziale ambizione di raggiungere l'immunità di gregge. La Svezia ha avuto infatti quasi 68.000 casi per milione di abitanti da inizio pandemia, contro i 50.000 casi per milione rilevati in Italia.


Nessun lockdown, più casi ma meno morti, quindi una letalità espressa dal case fatality rate (CFR) decisamente inferiore rispetto all'Italia. Al momento in Svezia sono morti infatti l'1,9% dei pazienti che hanno contratto l'infezione, mentre in Italia il 3,3%. 


I dati di casi e morti per Covid-19 sono però viziati dal bias (errore) dovuto alla incapacità di effettuare un numero sufficiente di test per identificare tutti i casi di infezione. Diventa quindi importante confrontare il numero totale di morti del periodo pandemico con quello degli anni precedenti. L'eccesso di mortalità del 2020 e 2021 (periodo pandemico), rispetto alla media degli anni precedenti (2015-2019), mostra l'esatto impatto della pandemia e permette un confronto non viziato da bias. Dal grafico seguente si può notare come in Italia si sia verificato un aumento della mortalità molto maggiore rispetto a quanto avvenuto nello stato scandinavo, con un +85% alla fine di marzo 2020.


In conclusione possiamo affermare che la strategia svedese non è stata un successo, ma non è stata nemmeno un fallimento come descritto da varie testate giornalistiche (improvvisamente ammutolite sull'argomento). Di seguito il grafico che mostra i decessi per milione di abitanti dei principali paesi europei. Come potete vedere, paesi con una popolazione intorno ai 10.000 abitanti come la Svezia, che hanno effettuato anche rigidi lockdowns (come la Repubblica Ceca, il Belgio, il Portogallo) hanno avuto comunque più decessi dello stato scandinavo.


Fonte: https://ourworldindata.org/coronavirus

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